I sondaggi ci hanno preso. La tornata elettorale francese ha confermato le stime diffuse nei giorni scorsi dai giornali. Non è poco, visto che dopo gli scivoloni dell’ultimo anno con Brexit e Trump il candidato socialista Benoît Hamon poteva andare fiero che il sito di sondaggi OpinionWay gli attribuisse solo l’8% dei voti. Questa volta il risultato alle urne non ha sorpreso nessuno ma ha lasciato comunque molti spunti da analizzare in vista del ballotaggio previsto per il 7 maggio. È qui infatti che la Francia sceglierà il suo prossimo Presidente della Repubblica.

Il crollo dei partiti – Questo voto ha ribaltato il sistema politico. Repubblicani e Socialisti dovranno accontentarisi di vedere le elezioni da casa, devolvendo i loro voti a Emmanuel Macron o Marine Le Pen, i due candidati sopravvisuti al primo turno. Ci sono due mappe dove si vede bene il crollo dei due partiti che fino alle scorse elezioni dominavano la scena politica. La prima è quella più classica, che presenta semplicemente la distribuzione del voto. Ne esistono a decine sul web, questa è stata pubblicata sul sito de Il Sole 24 Ore.

Le uniche tracce del passato sono quelle marcate da François Fillon. Il leader dei Repubblicani, nonostante una campagna elettorale segnate da scandali giudiziari, è riuscito a colorare qualche territorio di azzurrro e portare a casa il 19,9% dei voti. Il resto è quasi tutto di Macron, supportato da un movimento politico nato lo scorso novembre, e Le Pen, paladina del Front National. Le zone rosse sono invece quelle di un altro candidato che si è presentato in opposizione ai partiti: Jean-Luc Mélenchon. Le sue idee di estrema sinistra hanno conquistato il 19,6% degli elettori. Un risultato altissimo che non è bastato però a coronare il sogno di arrivare al ballottaggio, nonostante il suo andamento nei sondaggi sia stato nelle ultime settimane in costante rialzo. Il risultato che più di tutti segna la caduta della politica tradizionale è però quello di Hamon. Il suo 6,4% è difficile da digerire per il partito socialista che ancora oggi esprime il con François Hollande il Presidente della Repubblica. Ecco come il Financial Times ha voluto segnare questo passaggio storico. A sinistra ci sono le circoscrizioni in cui nel 2012 il Partito Socialista aveva vinto con Hollande, a destra quelle conquistate da Hamon nelle ultime elezioni.

Da dove arrivano i voti – L’istituo di ricerca statistica Ipsos France ha condotto delle indagini per capire chi fossero gli elettori dei cinque principali candidati. Le sorprese qui non sono poche. Il primo grafico analizza le preferenze dell’elettorato in base alla fascia d’età.

I candidati che mostrano un andamento completamente opposto sono due. Mélenchon è il preferito da giovanissimi, nella fascia tra i 18 e i 24 anni conquista infatti il 30% dei voti. Le sue quote però si abbassano man mano che si sale con gli anni, fino arrivare al 9% nell’ultima fascia d’età, quella sopra i 70 anni. Al contrario gli scandali che hanno coinvolto la famiglia Fillon non hanno per nulla coinvolto l’ettorato più anziano che ha scelto di votarlo in massa facendogli raggiungere il 45%. Macron sembra essere il candidato di tutti. Primeggia nella fascia 25-34 anni, dove conquista il 28%, e ottiene buoni risultati in tutte le altre, mantenendosi tra il 18% e il 27%. Le Pen ha i risultati migliori tra gli elettori che vanno dai 35 ai 49 anni, dove incassa il 29% dei voti. Significativo il calo nell’elettorato più anziano fra cui non supera il 10%. Questa percentuale è invece il risultato più alto conquistato da Hamon, che tra i francesi sopra i 70 anni non riesce neanche a superare il 3%. Ifop non si è fermata solo all’indagine sull’età ma ha cercato di capire anche come sia cambiato il voto in base al reddito.

Mentre Hamon sembra aver raccolto i suoi voti in modo equo da tutte le fasce di reddito, per gli altri candidati si verifica un fenomeno curioso. Ci sono infatti due trend che appaiono evidenti. Il primo è quello seguito dalla coppia Macron-Fillon. Entrambi sono moderati ed entrambi vedono le prorpie statistiche aumenatare con l’aumentare del reddito, fino ad arrivare al loro punto più alto nella fascia di popolazione che ogni mese guadagna più di 3000 euro. Il secondo trend è quello della coppia Le Pen-Mélenchon, ed è essattamente opposto. La candidata di estrema destra e il candidato di estrema sinistra ottengono i loro risultati migliori fra i francesi che guadagnanano meno di 1250 euro e naufragano quando ci si avvicina ai redditi più alti. Le Pen e Macron poi raggiungono la stessa vetta agli estremi del grafico. La prima arriva al 32% tra i cittadini più poveri, il secondo raggiunge la stessa vetta tra quelli più ricchi.

Previsioni – Nonostante questa volta i sondaggi siano stati confermati dal risultato delle urne, non è ancora tempo di ributtarsi con fede cieca nelle previsioni elettorali. Al momento però il favorito per l’ultima tappa per arrivare all’Eliseo sembra essere proprio Macron. È a lui infatti che potrebbero andare molti dei voti di chi al primo turno aveva votato un candidato che non è stato ammesso al ballottaggio. Il Corriere della Sera attraverso i dati provenienti da diversi istituti di ricerca ha provato a definire con questo grafico come si muoveranno i flussi elettorali.

Macron alla fine dovrebbe trionfare richiamando il 49,4% dei voti di chi ha partecipato al primo turno di elezione, a Le Pen sarebbe destinato solo il 32,2% di questo tesoretto. Macron dovrebbe riuscire ad attrarre percentuali di voto da tutti i candidati sconfitti, mentre Le Pen potrebbe contare solo su il 33% dei voti presi da Fillon e il 9% di quelli che sono andati a Mélenchon. Queste cifre non vanno prese per certe. La campagna elettorale francese per il primo turno è stata scandita da scandali che hanno portato ad improbabili discese e risalite nei sondaggi. Basti pensare che all’inizio il favorito era Fillion. Al momento, secondo Ifop, Macron vincerà con il 61% dei voti ma la campagna è ancora lunga. Le urne si apriranno solo fra 11 giorni.