“Se collabori con me Morty, io compirò grandi imprese Morty e tu ne farai parte. Rick e Morty e le loro avventure. Sempre e per sempre”. Rick

Prendi una provetta. Metti dentro la tecnologia di Futurama e il politicamente scorretto dei Griffin. Agita bene. Versa due gocce di rhum scadente. Sputaci dentro. Ecco Rick e Morty. O forse no. Il primo episodio di questa serie può dare l’impressione di avere davanti qualcosa di già visto, un ammasso di tante idee provenienti da altre parti. Niente di più sbagliato.

Le premesse della creazione di Justin Roiland e Dan Harmond rispettano i canoni di una sit com animata per adulti. Rick è un vecchio scienziato ubriacone con una marcata inclinazione a non curarsi della vita altrui. Morty è suo nipote. Un pre-adolescente un po’ tonto che bilancia la mancanza di umanità di Rick. Vivono in un quartiere residenziale di una qualsiasi città americana insieme al resto della famiglia ma grazie a un’astronave scassata e una pistola che crea portali dimensionali possono viaggiare ovunque. Sì, il richiamo a Ritorno al Futuro c’è, come ci saranno citazione di tanti altri pilastri della fantascienza.

Tutto questo potrebbe creare le basi per una serie demenziale ma avventura dopo avventura lo spettatore si trova davanti un prodotto molto più profondo e ragionato. Certo. In Rick e Morty ci sono alieni a forma di testicoli, pianeti pieni di sederi che spuntano dal terreno e cani che creano armature robotiche per ribellarsi ai loro padroni. Ma al netto di tutto questo, gli spunti per chi non si ferma ad una prima lettura degli episodi ci sono. E sono tanti. Perchè quello che affrontano Rick e Morty non è tanto un viaggio attraverso pianeti improbabili, ma un viaggio attraverso le nostre imperfezioni.

L’incontro con degli alieni le cui menti sono dominate da un’unica entità diventa un’analisi su quanto sia difficile uscire da una relazione dannosa. Il passaggio della mente di Rick nel corpo di un adolescente si trasforma in una dimostrazione di come solo l’arte permetta di mostrare i pensieri di cui ci vergogniamo. E ancora, l’invidia, il rimorso, l’inadeguatezza o l’incapacità di gestire il dolore. Ogni episodio, anche quello che sembra più leggero, lascia qualcosa su cui riflettere e costruisce un universo in cui lo spettatore trova sempre più familiarità. Anche se quasi tutti gli episodi sono autoconclusivi, nulla viene dimenticato. I personaggi, i luoghi e anche i piccoli indizi lasciati sull’ignoto passato di Rick continuano a tornare.

E così appena si capisce cosa si ha davanti, cambiano gli occhi con cui si guardano i viaggi del vecchio scienziato e del suo tonto nipote. Le gag sceme rimangono ma le reazioni che generano non sono diverse. Se all’inizio si ride di gusto, col passare del tempo quello stesso riso non è più spensierato e leggero ma diventa amaro e complice. Come se divertirsi fosse addirittura necessario per alleggerire tutto il dolore che Rick e Morty mettono in scena.

“Morty tu sai cosa vuol dire wubba lubba dub dub?” Bird Person. “È uno stupido tormentone senza senso di Rick”. Morty. “Non è senza senso, nella lingua della mia gente significa ‘Sto soffrendo molto, aiutatemi'”. Bird Person (Scusate, non ho il coraggio di seguire fino in fondo la traduzione italiana e chiamarlo PersUccello).