16 su 100. 16,1 per essere precisi. È questa la percentuale di donne che sono state vittime di stalking in Italia. A sostenerlo è una ricerca pubblicata il 24 novembre dall’Istat in occasione della Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne.

La parola stalking è entrata da anni nel nostro vocabolario attraverso casi di cronaca che hanno coinvolto star dello spettacolo, politici e persone lontane dai riflettori. Nel 2009 un decreto legge ha inserito questo reato nel codice penale italiano. Ora si intende come stalking una serie di molestie portate avanti nel tempo, dalle telefonate alle minacce dirette. Azioni che hanno tutte lo stesso risultato: portare la vittima a vivere in uno stato di ansia.

I dati dell’Istat prima tracciano un profilo generale di questo fenomeno e poi lo approfondiscono. Riportano la provenienza delle vittime, le loro reazioni e il profilo dei molestatori. L’indagine è stata condotta da maggio a dicembre del 2014 su una popolazione femminile di 24 761 soggetti dai 16 ai 70 anni. Qui potete trovare il rapporto completo.

Le vittime dello stalking

Le donne più a rischio per questo tipo di molestie hanno tra i 24 e i 35 anni, sono istruite e sono in cerca di occupazione.

Nel corso dell’indagine è emerso che lo stalker può essere un ex partner o uno sconosciuto. C’è anche un 26,37% di casi in cui l’intervistata ha dichiarato di aver subito stalking sia da parte di un ex partner che di uno sconosciuto. Per questo le percentuali riportate nel grafico qui sotto non possono essere sommate.

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Le reazioni

Passando ai dati sulle reazioni allo stalking si trova una netta spaccatura. Il 78% delle donne non chiede aiuto. Non entra in una caserma, non chiama un avvocato o non contatta un’associazione specializzata. Fra quel 22% di donne che si rivolgono a strutture competenti solo il 48,3% denuncia il suo molestatore mentre il 40% accetta comunque di non fare niente. Percentuali più basse decidono di intraprendere altre azioni legali.

Molte delle intervistate che non hanno chiesto aiuto dichiarano di averlo fatto per gestitire la situazione da sole. Ma il loro silenzio ha anche altre ragioni. Si va dalla paura dell’aggressore fino alla sfiducia nelle forze dell’ordine e alla vergogna di essere giudicate. Le percentuali cambiano parecchio fra donne italiane e straniere.

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